Vitale ridurre il trauma della nascita al minimo

Otto Rank, psicoanalista, considerava il trauma che il bambino subisce al momento del distacco dal ventre materno come “la sola esperienza reale decisiva da determinare l’intero futuro psichico dell’individuo”, evidenziando come l’essere umano può impiegare molti anni per superare il cosiddetto trauma della nascita.

Le conoscenze che abbiamo oggi lo confermano: “Il vissuto precedente la nascita e il modo di venire al mondo possono influenzare tutta la vita di una persona. Numerosi studi scientifici dimostrano che molti disturbi della salute e dell’equilibrio psico-fisico degli adulti hanno origine nella fase perinatale soprattutto quando questa si distanzia troppo dai meccanismi per i quali siamo biologicamente programmati.” Federazione Svizzera delle Levatrici, 2009  

È davvero molto importante che il trauma della nascita venga ridotto al minimo… e che il neonato abbia la possibilità di venire alla luce nel modo più sereno possibile… senza traumi inutili. I benefici sono enormi, per tutti. Non solo per l’individuo, ma per la società intera.

Il noto medico chirurgo e ostetrico di fama internazionale Michel Odent afferma che se non si separa il bambino dalla madre come un tempo (e ancora oggi) i benefici sono enormi per quanto riguarda le relazioni e dinamiche famigliari… e anche sociali oserei dire. In presenza del suo bambino, la madre secerne il cosiddetto ormone dell’amore e questo favorisce la comprensione intuitiva dei segnali del neonato e dunque permette alla mamma di rispondere adeguatamente, e con empatia, ai suoi bisogni reali e autentici.

Ed è proprio questo il punto: il bambino è un essere umano a tutti gli effetti, che ha dei bisogni… che sono universali, che vanno compresi, e che vanno messi prima di quelli dell’adulto (spesso e volentieri, invece, succede l’esatto contrario).

Nascita infanzia integrità bambini


Il Modello Michelangelo

Siamo nati senza limiti, senza confini, senza ego, con una infinita capacità di imparare… Da bambini crediamo nelle possibilità… Non avevamo paura dell’ignoto, di rischiare, di esplorare… Poi… siamo stati “educati”. Siamo cresciuti. E siamo diventati degli adulti che nelle possibilità non ci credono più, e che non credono più in se stessi.
 
Siamo stati condizionati ed è proprio questo che limita il nostro potenziale. È per questo motivo che soffriamo e non viviamo la vita che veramente desideriamo. Per questo, è fondamentale liberarci da tutti i nostri condizionamenti per poter finalmente realizzare chi siamo veramente.
 
Per supportarti in questa impresa, ho ideato il Modello Michelangelo. Si narra infatti che il famoso artista, indiscusso protagonista del Rinascimento italiano, riuscisse a vedere l’anima delle sue opere attraverso il marmo e il suo lavoro consisteva nel togliere ciò che era superfluo per rivelare l’immagine intima, quella che egli chiamava l’immagine del cuore.
 
Io sono convinto che dobbiamo fare esattamente la stessa cosa.
 
Il senso della nostra vita è proprio questo: manifestare la propria essenza, la propria preziosissima unicità: essere e divenire ciò che si è!
 
Fondamentalmente, si tratta di un processo di reminiscenza e di ricordarci chi siamo veramente, senza tutte quelle pesanti vesti e quella zavorra condizionante che ci portiamo appresso. Per quanto concerne questo modello, il mio intento è quello di fornirti gli strumenti necessari da applicare sin da subito alla tua quotidianità, con in mente il fine di supportarti nel tuo cammino verso la tua auto-realizzazione attraverso uno schema molto semplice e dei concetti proposti in un modo appositamente studiato per essere di facile comprensione e soprattutto integrati nel modo più rapido ed efficace possibile.
 
Nel primo modulo, che ho chiamato IMMAGINE DEL CUORE, l’obiettivo è quello di chiarire che cosa vuoi veramente. Non quello che credi di volere o ciò che vuole la società per te, ma cosa vuoi tu davvero, nel profondo del tuo cuore. Il secondo modulo, ovvero il MARMO, ha come scopo quello di identificare quali sono i condizionamenti che ostacolano il tuo cammino: quali sono i blocchi che appesantiscono la tua vera natura e che sono d’intralcio sulla tua via verso l’auto-realizzazione. Nel terzo modulo, SCALPELLO, vedremo quali sono “gli utensili” necessari per superare e trasformare gli ostacoli che si interpongono ai tuoi obiettivi di vita, e da ultimo vedremo gli aspetti fondamentali che riguardano la realizzazione della tua OPERA INFINITA e la tua AUTO-REALIZZAZIONE.
 
Quando avrai finito il corso avrai imparato una varietà di strategie e tecniche concrete che ti saranno molto utili nella vita di tutti i giorni, e che stravolgeranno la tua qualità di vita, portando la tua performance a un livello decisamente superiore.
Michelangelo

Il miracolo della nascita e della vita

La storia della nostra vita inizia nella pancia della nostra mamma. Nella mia esperienza personale e professionale ho avuto modo di confermare che tutti i condizionamenti trovano la loro origine nella fase perinatale e nei nostri primissimi anni di vita.

Se per questo, anche per me è stato così e per risolvere certi condizionamenti sono dovuto risalire a quando ero nel grembo materno, con il supporto di tecniche come la regressione e simili.

Numerosi studi e ricerche sfatano il pregiudizio scientifico condiviso da Freud, che nega l'esistenza della vita psichica nel feto. Il bambino percepisce le emozioni e gli stati d'animo sotto forma di vibrazioni ed il ruolo della madre e di chi le sta attorno è estremamente importante sotto tutti gli aspetti (fisico, emotivo, mentale, spirituale). Ciò, per portare alla consapevolezza degli aspetti vitali legati al benessere del nucleo famigliare (e diradare la nebbia dell'imperante inconsapevolezza che regna nella società moderna), deve essere messo in conto per un concepimento consapevole ed una nascita serena.

Ricercatori e psicanalisti come Otto Rank, un tempo collega di Freud, consideravano il trauma della nascita (trauma che il bambino subisce al momento del distacco dal ventre materno) "la sola esperienza reale decisiva da determinare l'intero futuro psichico dell'individuo". Evidenziavano come l'essere umano può impiegare molti anni per superare il trauma della nascita.

Ma, v'è da chiedersi, perché la nascita deve essere traumatica? Abbiamo un’immagine alquanto distorta in tal senso. Per noi tutti (o quasi) la nascita è stata sofferenza. Quasi tutti siamo nati attraverso la logica della produzione industriale ed è innegabile che ne abbiamo sofferto, e che oggi ne portiamo ancora i segni.

Oggi, in età adulta, indipendentemente dalla nostra età siamo ancora confrontati con i fantasmi del nostro passato, delle impressioni inconsce negative che riportano direttamente al periodo che abbiamo passato nel grembo materno, alla nostra nascita ed ai nostri primi anni di vita.

Certo, possiamo risolvere i nostri condizionamenti, sanare le nostre ferite del passato, e guarire purificando il nostro sistema di credenze ma è anche un nostro dovere imparare dagli errori del passato, portare consapevolezza ed essere il perno di quel mondo nuovo che sta germogliando.

Molti mi hanno detto che siamo stati coraggiosi a scegliere il parto in casa… forse perché la nostra società ultra-medicalizzata (e la politica) ci mettono paura per quanto riguarda tutto ciò e ci allontana sempre più dai meccanismi per qui siamo biologicamente programmati.

I miei figli Kevin e Aiden sono nati entrambi in casa con la loro placenta intatta, nel modo più naturale possibile, accolti da dolci melodie, dalla luce soffusa delle candele e soprattutto da tanto amore... e non hanno neanche pianto (come comunemente si pensa). È stata un’esperienza meravigliosa che consiglio a tutti. Ognuno di certo può scegliere il luogo e le modalità del parto secondo le sue preferenze ma credo che comunque, indipendentemente da ogni cosa, sia fondamentale tenere a mente quanto scritto sopra… e riconnetterci con noi stessi — con la nostra vera natura.

  Nascita

“Il vissuto precedente la nascita e il modo di venire al mondo possono influenzare tutta la vita di una persona. Numerosi studi scientifici dimostrano che molti disturbi della salute e dell’equilibrio psico-fisico degli adulti hanno origine nella fase perinatale soprattutto quando questa si distanzia troppo dai meccanismi per i quali siamo biologicamente programmati.” Federazione Svizzera delle Levatrici, 2009  


Nuove generazioni e disagio giovanile

Quando ci si riferisce alle nuove generazioni, si parla spesso di disagio giovanile, ma ciò non costituisce una grande novità. È attuale il fatto che viviamo in una nuova economia e il divario che vi è fra i nativi e i “primitivi” digitali sembra abissale... ma i problemi di fondo sono poi sempre gli stessi, e hanno a che fare con le relazioni umane: con il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi, con gli altri, e con il mondo che ci circonda.

A tal riguardo, io sono fermamente convinto che le teorie dell’esperienza umana vadano completamente riviste, a partire dal concepimento.

Viviamo oggi in una società che considera “normale” e “ordinario” tutto ciò che è depotenziante per l’individuo e nocivo per la collettività proprio perché ci si basa tutt’oggi su delle premesse errate, per quanto riguarda la natura umana.

Oggi, nel ventunesimo secolo, è giunto il momento di abbandonare la visione pessimista e deterministica dell’essere umano... Vi è infatti un grandioso potenziale insito in ciascuna persona; la maggior parte dei problemi deriva dal blocco della libera espressione e dall’impossibilità di manifestare e realizzare la propria vera essenza, a causa del controllo esercitato da un sistema ormai scricchiolante e disfunzionale che ha fatto delle vecchie teorie e credenze le sue granitiche fondamenta.


Un sistema incurante che non vede i bambini come delle immagini divine, ma semplicemente come dei vuoti da riempire con le nozioni della cultura dominante.

Come conseguenza, i bambini sono considerati una tabula rasa e vengono “fatti crescere”, invece che crescere insieme.

Non si insegna ai bambini a pensare... ma a cosa pensare! E il risultato lo possiamo vedere tutti, a occhio nudo. L’intento di questa mia lettera è dunque quello di spiegare, in modo semplice e facilmente comprensibile, i meccanismi del pensiero e condividere delle efficaci strategie e tecniche per poter utilizzare al meglio questo favoloso strumento a disposizione di noi tutti.

Il fine è che ognuno possa realizzare la sua vera essenza – l’immagine che porta nel suo cuore.

PS. Tratto dal libro: Una lettera ai Millennials.

IMMAGINE DIVINA © FRANCESCO FERZINI


L'educazione? Da rivedere

Da bambino mi chiedevo perché le persone si comportano in un certo modo, e questa è la domanda che mi ha portato a ricercare in modo approfondito le motivazioni alla base del comportamento umano. La stessa domanda può essere rivolta a noi stessi, da adulti, come ha scritto Alfie Kohn: “(…) perché ci comportiamo così? Se l’educazione basata sull’amore condizionato e sul controllo è davvero deleteria come affermo — ma, più importante ancora, come dimostrato dalla ricerca scientifica e dall’esperienza quotidiana — perché mai è tanto diffusa? O, detto in altri termini, che cosa trattiene tanti di noi dall’essere genitori migliori?” In realtà, tutto riporta proprio all’educazione. Molto spesso consideriamo certi comportamenti come “normalità” (anche se in realtà proprio non lo sono) per il semplice fatto che sono il risultato di essere stati educati in un certo modo, in una società che promuove la disconnessione dell’essere umano da se stesso.

L'educazione? Da rivedere


Educazione: significato da rivedere

Se andiamo a guardare l’etimologia del termine educazione, scopriamo che si tratta di aiutare con opportuna disciplina a mettere in atto, a svolgere le buone inclinazioni dell’animo e delle potenze della mente, e a combattere le inclinazioni non buone. Si tratta di condur fuori l’essere umano dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e di buona creanza.

Tradotto: il bambino è un essere inferiore da sottomettere con le necessarie punizioni fisiche per correggerlo e far sì che si comporti come io adulto voglio. Finché non apprende il comportamento voluto, è un essere informe e incompleto.

Ma… è forse educazione questa?

A me pare che il termine corretto per questi metodi sia maltrattare: Trattare in malo modo, con durezza o addirittura con violenza.

Oggi siamo nel 2018 e l’abuso va smascherato.

A ogni cosa va dato il suo giusto nome e certe cose non le dobbiamo più tollerare. La spontaneità non è cattiva educazione, così come avere una volontà e idee personali non sono cattive inclinazioni da correggere.

I bambini non sono una tabula rasa. Non si tratta di “farli crescere”, ma di crescere insieme.

Educazione vs. maltrattamento


5 importanti passi sull'educazione (da sapere)

Le cose stanno così:

  1. Volere è potere.
  2. L’educazione all’obbedienza stronca volontà del bambino.
  3. Se oggi credi che non puoi ottenere ciò che veramente vuoi, è perché hanno educato così anche te (ecco da dove originano i tuoi limiti).
  4. Devi imparare di nuovo a volere.
  5. Evita di ripetere lo stesso errore coi tuoi figli.

Quella che ancora oggi chiamiamo “educazione” è altamente condizionante, limitante e depotenziante. Non è forse ora di mettere in discussione quanto ci è stato lasciato in eredità… e cambiare finalmente le cose?

PS. inizia a mettere in discussione il tuo sistema di credenze, partendo da qui.

Educazione


Vuoi davvero educare tuo figlio all'obbedienza?

Educare all’obbedienza significa che il bambino deve essere alla mercé dell’adulto, implacabilmente sottomesso alla sua volontà e autorità. Deve eseguire gli ordini, qualsiasi essi siano, senza mai mettere nulla in discussione. Il principio di base è che bisogna sempre obbedire ai superiori, qualunque cosa essi esigano. Questo accade in famiglia, e poi anche a scuola e ovviamente nella società, in generale. O forse pensavi che questi meccanismi non vengano strumentalizzati sul piano politico?

Beh, proviamo solo a pensare agli impiegati di un ufficio totalmente sottomessi al loro capo, che non osano mai neppure contraddirlo…

Pensiamo ai “sissignore” nei vari ambiti… e non solo militari.

Pensiamo ai buoni e bravi cittadini che accettano tutto senza obiezioni…

(… quando si è alla mercé dei più potenti è pericoloso dire “no”…)

E poi, facciamoci due domande.

Chiediamoci, sinceramente, se vogliamo davvero considerare la verace e rigorosa obbedienza dei nostri bambini come ideale da seguire…

PS. molti esperti in materia sostengono che certi scenari molto tetri del passato non si sarebbero verificati senza un certo tipo di educazione e mi trovano perfettamente d’accordo.

Educazione bambini


Figli: bisogna partire da premesse diverse

Bisogna partire da nuove premesse: la relazione genitore-figlio non è univoca.
I bambini hanno una loro volontà propria.
Un loro punto di vista (che può non essere uguale al nostro).
Vengono alla luce portando con sé il loro mondo (non sta a noi imporre il nostro su di loro).
Il nostro compito è quello di aiutarli a trovare un posto nel mondo alla loro specifica vocazione, e amarli e rispettarli per ciò che sono.
Dobbiamo permettere loro di essere ciò che sono, fare la loro vera volontà e supportarli a realizzare il loro potenziale, diventando tutto ciò che possono.
 
"Ci sono due lasciti durevoli che possiamo dare ai nostri figli. Uno sono le radici. L’altro sono le ali." Hodding Carter Jr
Francy

Le teorie di Freud occultano la dolorosa realtà infantile

La psicologia ci offre un quadro del bambino poco rassicurante, già sin dai suo primi giorni di vita. Dipinge un cattivo lattante, invidioso, avido, pieno di odio.
Come si credeva in passato, bisogna dunque scacciare il male dal bambino, per “educarlo” al bene.
Il bambino viene considerato come un piccolo tiranno. Malvagio. Crudele. Animato da desideri sessuali, che cerca di approfittarsi dei genitori.
Sono i genitori a essere innocenti. Senza macchia. Privi di pulsioni. Hanno sempre ragione.
Ne consegue che il bambino rimane letteralmente indifeso. Nessuno viene in suo aiuto, neppure la letteratura psicoanalitica (pare siano davvero rarissime, ancora oggi, le ricerche che hanno per oggetto i sentimenti dell’adulto verso il bambino).
Gli adulti sono protetti da qualsiasi rimprovero.
Le omissioni intenzionali di Freud (che aveva scoperto la verità sulla dolorosa realtà infantile, ma nel 1897 prese definitivamente le distanze dalla sua teoria della seduzione infantile, trasformando i resoconti delle esperienze dei suoi pazienti in ricostruzioni fantasiose, risparmiando così gli adulti) possono solo portarci a pensare che moltissime teorie, che oggi godono di ampio riconoscimento e sono praticamente state trasformate in dogma, siano state costruite con l’intento di nascondere la dolorosa verità dell’infanzia.
Tutto ciò contribuisce a minimizzare l’esperienza infantile, mascherandone le sofferenze… e impedendoci di vedere qual è il reale problema che si cela dietro il dilagante disagio nella nostra società moderna.

PS. non meraviglia che poi vi siano dei preti pedofili che si nascondo dietro queste teorie, dicendo che è stato il bambino a sedurli… Non è forse ora di mettere fine a questo abominio, mettendo anche in discussione le varie teorie psicoanalitiche?

Freud


Picchiare non è sinonimo di educare (semmai, di violenza)

La violenza non è mai giustificabile, e di certo picchiare qualcuno non significa amarlo. Nella nostra cultura vi è una concezione davvero vecchia della natura umana. Si pensa che il bambino sia un essere in realtà malvagio, animato da desideri sessuali, e che cerca solo di approfittarsi dei genitori (complici di tutto ciò anche le varie teorie psicoanalitiche, create per mascherare la vera e dolorosa realtà infantile e sollevare i genitori dalle loro colpe e responsabilità) e che bisogna correggerlo a suon di sberle per estirpare la “malerba”. Così, da secoli, di generazione in generazione si ripetono gli stessi errori, che sono all’origine di tutti i problemi che ci troviamo a fronteggiare, come individui e come società.
 
Risultato?
 
"Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole." John Lennon
 
Images
 
"Violenza non è solo uccidere un altro. E’ violenza anche quando usiamo parole mordaci, quando facciamo un gesto per scostare una persona, quando obbediamo per paura . Violenza non è solo strage organizzata in nome di Dio, della società o della patria. La violenza è molto più sottile, molto più profonda." Jiddu Krishnamurti