Il segreto sta nella Bellezza

Tieni presente questo segreto: salute/malattia, giusto/sbagliato, vero/falso, bene/male sono concetti mentali partoriti da un Uomo che si crede misura di tutte le cose. L’anima non muove verso queste cose ma piuttosto verso il Bello. La bellezza e la contemplazione rendono l’anima luminosa, e dunque il miglior suggerimento che ti posso donare è quello di focalizzarti sulla Bellezza e distogliere completamente la tua attenzione dalla bruttura. Goditi dei meravigliosi tramonti, o albe; vai a visitare dei musei; dedicati all’arte; insomma scegli il Bello e cerca la Bellezza in tutte le cose. Ne gioverai tantissimo. L’immaginazione va nutrita con la miglior qualità possibile. Rifiuta la bruttezza e la mediocrità, qualsiasi sia la loro forma.
 
 
 Bellezza : Lugano - Francesco Ferzini

Per cambiare la tua vita è necessario cambiare le tue abitudini

Nel corso della nostra esistenza abbiamo cristallizzato una varietà di abitudini, e sono proprio loro a governare la nostra vita e delineare il nostro Destino.

La formula è semplice: pensiero/immagine > azione > ripetizione > abitudini/dipendenze (condotta) > Destino. Il nostro futuro poggia proprio sulla nostra condotta, su ciò che facciamo ripetutamente — sul nostro comportamento abituale.

Il punto è che non tutte le nostre abitudini sono positive e ci supportano, anzi.

Molto spesso siamo alla mercé di schemi di pensiero e di comportamento totalmente controproducenti, e neppure ce ne rendiamo conto. Come vecchi film, questi schemi continuano ad essere proiettati sullo schermo della nostra mente, e noi ci comportiamo esattamente di conseguenza.

Modificare le vecchie abitudini e gli atteggiamenti negativi non è un compito facile, ma è necessario se veramente vuoi cambiare la tua vita e raggiungere i tuoi obiettivi.

Ricorda: i nostri schemi di comportamento non sono predeterminati e invariabili come la psicologia di un tempo ci spingeva a credere. Cambiando l'immagine che abbiamo di noi stessi, le nostre abitudini e il nostro modo di pensare e relazionarci con le nostre immagini mentali possiamo cambiare vita.

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Imagosintesi — L’arte del pensiero e delle immagini mentali © Francesco Ferzini


[EDUCAZIONE E LEADERSHIP] Le persone possono scegliere il proprio modo di pensare

“È colpa mia, durerà per sempre, mi andrà tutto male.”

Questo è un modo di pensare decisamente pessimista che tende a rendere tutto permanente, pervasivo e personale.

Sostanzialmente, si tratta del modo che abbiamo di interpretare la vita. Delle storie che raccontiamo a noi stessi. Della visione che abbiamo del nostro posto nel mondo.

Il noto psicologo statunitense Martin Seligman, che ha studiato questo fenomeno per più di vent’anni, considera l’abitudine di pensiero pessimistica una “comune debolezza umana”. Come sottolinea nel suo libro Imparare l’ottimismo — come cambiare la vita cambiando il pensiero, “lo stile di vita pessimistico genera un certo tipo di spiegazione degli eventi negativi, ossia una spiegazione personale: ‘è colpa mia’, permanente: ‘durerà per sempre’ e pervasiva: ‘sto mettendo a repentaglio tutta la mia vita’”.

In buona sostanza, ottimismo e pessimismo sono appresi e lo stile esplicativo si cristallizza già in tenera età.

I fattori che influenzano lo stile esplicativo del bambino sono:

“In primo luogo, la forma delle quotidiane analisi causali compiute dai genitori, in particolare dalla madre. Se le spiegazioni che sente sono ottimistiche, lo saranno anche le sue. (leggi qui)

In secondo luogo, la forma delle critiche che sente rivolgersi quando fallisce in qualcosa: se sono permanenti e pervasive, la sua visione di se stesso volgerà al pessimismo. (leggi qui)

In terzo luogo, le perdite ed i traumi in età precoce: se saranno superati, egli svilupperà la teoria che gli eventi negativi possono essere cambiati e padroneggiati. Viceversa, se saranno permanente pervasivi diventeranno il fondamento dell’impotenza.”

Per quanto riguarda il terzo punto (gli altri due sono già stati trattati nei precedenti post: vedi qui e qui) i modi per formare lo stile esplicativo per gli eventi negativi sono rendere tutto permanente, pervasivo, personale oppure rendere l’evento temporaneo, specifico, esterno.

Qui c’è la grande differenza fra una visione ottimistica della vita, e il pessimismo.

In sintesi, il pessimismo è un’abitudine di pensiero inadeguata che apprendiamo durante la nostra infanzia. Impariamo ad essere impotenti di fronte alle circostanze, che non possiamo fare nulla per modificare la nostra realtà di vita e che non abbiamo né possibilità di scelta né alcun controllo sulla nostra vita. In poche parole, siamo totalmente impotenti.

Ora, come si sa la maggior parte dei nostri problemi riportano alla nostra infanzia ma dobbiamo finalmente comprendere che quanto accaduto durante quel periodo non deve influenzare negativamente tutto il resto della nostra vita.

Non dobbiamo rendere tutto permanente, pervasivo, personale ma essere più flessibili per quanto riguarda il nostro stile di pensiero e iniziare a relazionarci in modo diverso con le circostanze in cui ci siamo venuti a trovare (e veniamo a trovarci...), cambiando le nostre abitudini.

Come ha scritto il Dr. Seligman: “Le abitudini di pensiero non devono durare per sempre. Uno dei più significativi risultati della psicologia ottenuti negli ultimi venti anni è che le persone possono scegliere il proprio modo di pensare.”

I nostri schemi di comportamento non sono predeterminati e invariabili come la psicologia di un tempo ci spingeva a credere. Cambiando l'immagine che abbiamo di noi stessi, le nostre abitudini e il nostro modo di pensare e relazionarci con le nostre immagini mentali possiamo cambiare vita.

[leggi l'estratto del libro Imagosintesi: L'arte del pensiero e delle immagini mentali su questo link!]

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[EDUCAZIONE E LEADERSHIP] I bambini e le critiche degli adulti

La storia che ti racconti su di te e sul tuo potenziale determina come conduci la tua vita, e come conduci la tua vita diventa il tuo Destino.

Come ho scritto nel mio post di ieri, fra le principali ipotesi sull’origine dello stile esplicativo troviamo quello dei genitori (e soprattutto della madre).

La seconda causa esposta dal Dr. Martin Seligman nel suo libro Imparare l’ottimismo — come cambiare la vita cambiando il pensiero sono le critiche degli adulti: insegnanti e genitori.

I bambini, e questo è fondamentale comprenderlo, sono ultra-attenti a ciò che gli adulti dicono loro.

Non solo al contenuto, ma anche alla forma.

E questo non riguarda solo i bambini che già sanno parlare e interagiscono verbalmente con l’adulto… Ad esempio, sin dai primi mesi di vita, ho potuto notare come mio figlio era molto attento al nostro comportamento… Vedevo molto chiarmente come osservava ogni cosa che mia moglie, suo fratello più grande, o io facevamo. Come reagiva alle nostre parole, alla nostra condotta... Non dimentichiamo infatti che la nostra personalità la costruiamo sulle basi delle reazioni a quel che sono stati i nostri genitori e l’ambiente, o panorama socio-culturale, dove siamo nati e cresciuti.

A tal proposito, è importantissimo tenere a mente che i bambini sono altamente condizionati da tutti questi fattori, che delineano in larga misura le abitudini che poi cristallizzano ed il loro stile di vita più in là nel corso degli anni.

Nella società “moderna” (e spiritualmente primitiva allo stesso tempo!) in cui viviamo, impariamo attraverso un sistema di punizioni e ricompense, oppure modellando gli adulti. Prendiamo esempio da loro. Copiamo le loro movenze, le gesta, ciò che dicono e fanno; e facciamo ciò che ci viene detto. Se facciamo quel che dicono siamo bravi bambini e riceviamo qualche ricompensa! Se invece non facciamo quel che vogliono, allora ci dicono che siamo cattivi, e veniamo puniti! Iniziamo così a fare delle distinzioni fra buono/bravo e cattivo. Iniziamo a conformarci alle loro aspettative, un po’ per paura, per il nostro innato bisogno di appartenenza e accettazione, e, sì, anche per la gratificante ricompensa.

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Questo per dire che dobbiamo prestare la massima attenzione a tutte le nostre interazioni con i bimbi in quanto sono come creta nelle nostre mani.

La nostra responsabilità è enorme, anche se purtroppo oggi pochi adulti ne sono consapevoli! (Quel sistema di punizioni e ricompense di stampo neo-pavloviano porta solo a sviluppare una falsa immagine di sé stessi e soffoca la libera espressione, con tutti i problemi del caso).

I bambini sono molto suscettibili a ciò che vien loro detto e al comportamento degli adulti, e questo è particolarmente vero per quanto concerne le critiche quando fanno qualcosa che è considerato sbagliato.

Questa è la seconda influenza sullo stile esplicativo dei bambini: le critiche che ricevono dagli adulti quando sbagliano. A tal proposito, il Dr. Seligman spiega che “Anche in questo caso i bambini ascoltano attentamente e se ciò che viene detto loro è permanente e pervasivo — “sei stupido”; “non sei bravo” — entra a far parte della “teoria” che essi formulano su se stessi. Se, viceversa, ciò che sentono è temporaneo e specifico — “Non ti sei impegnato abbastanza”; “Questi anagrammi sono per gli alunni più grandi” — essi vedono i problemi come risolvibili e specifici."

Se ci pensi, nella vita adulta, moltissimi (se non tutti) dei nostri problemi emergono proprio da queste informazioni che abbiamo accolto in noi durante la nostra crescita. In un modo o nell'altro, abbiamo accolto delle suggestioni, che abbiamo trasformato in autosuggestioni e che ci hanno portati a credere di essere incapaci, impotenti, inetti, incompetenti... auto-suggestioni altamente negative per il nostro inconscio, che non corrispondono alla verità ma che sono poi ostiche da eliminare e hanno il potere di distruggere una vita, soprattutto quando le rendiamo pervasive, permanenti, personali.

In sintesi, così come è stato per te e per me, tutto ciò che dici ai bambini entra a far parte della storia che loro si raccontano su se stessi e sul loro potenziale e sarà proprio questa storia a determinare la qualità della loro vita…

Pertanto, fai molta attenzione a come pensi, come parli e a quel che fai. I bambini non sono un vuoto creativo da riempire con le nozioni della cultura dominante. Non sono una "tabula rasa": non dobbiamo "farli crescere", ma crescere insieme.

Bambini e educazione - Francesco Ferzini


[EDUCAZIONE E LEADERSHIP] Le storie che i bambini si raccontano e le tue responsabilità

Quel che facciamo ogni giorno è raccontarci delle storie e sono proprio queste storie, su quel che siamo e su quel che possiamo fare o non fare, che possono supportarci e favorire la nostra crescita personale, oppure mantenerci legati ad una condotta depotenziante che sabota tutti i nostri sforzi verso la nostra realizzazione.

In altre parole, abbiamo tutti delle storie abitudinarie che ci raccontiamo quando confrontati con determinate circostanze.

Ogni cosa dipende dal significato che scegliamo di attribuire ad ogni cosa — dalle storie che ci raccontiamo. 


Tutto ciò riguarda la nostra percezione e si relaziona quasi sempre alle nostre esperienze infantili, dove abbiamo codificato delle nostre interpretazioni riguardo la nostra sicurezza ed il nostro valore nella nostra memoria.

È infatti durante la nostra infanzia che abbiamo adottato quello che viene definito il nostro stile esplicativo (essenzialmente, le lenti attraverso cui vediamo noi stessi, gli altri, il mondo: il modo che abbiamo di interpretare cause e eventi: la visione che abbiamo del nostro posto nel mondo). A 7/8 anni è già stabile.

Per questo, non mi stancherò mai di ribadire che per quanto concerne la leadership personale e il benessere individuale, in generale, è assolutamente fondamentale prestare la massima attenzione e come si parla ai bambini, nonché alla propria condotta in loro presenza.

Lo spiega molto bene il Dr. Martin Seligman, nel suo libro Imparare l’ottimismo — come cambiare la vita cambiando il pensiero:

“I bambini fanno sempre attenzione al modo in cui i genitori, in particolare le madri, parlano delle cause degli eventi ad alta valenza emotiva. Non è un caso che ‘Perché?’ sia una delle prime domande che i bambini piccoli ripetono ai genitori. Dare spiegazioni del mondo, in particolare del mondo sociale, è il primo compito intellettuale dello sviluppo. Se i genitori perdono la pazienza e smettono di rispondere agli interminabili perché, i bambini trovano un altro modo per darsi delle risposte. Per la maggior parte ti ascoltano con attenzione quando spontaneamente spieghi le ragioni degli eventi, cosa che, quando parliamo, si fa in media circa una volta al minuto. I bambini afferrano ogni parola delle spiegazioni che tu fornisci, in particolare quando succede qualcosa di negativo. Non solo essi ascoltano i particolari di ciò che dici ma anche, altrettanto avidamente, la forma delle tue affermazioni: se la causa che esponi è permanente o temporale, se è specifica o pervasiva, se la colpa è tua o di qualcun altro.”

Storytelling 


[FORMAZIONE] La conduzione deve essere esemplare

Quando parliamo di educazione e formazione, la conduzione deve essere esemplare.

Predicare bene e razzolare male è sempre sconsigliato.

Josh Billings espresse chiaramente questo concetto parlando della fanciullezza: «Per far crescere un bambino nel modo in cui dovrebbe, comportati in quel modo tu stesso una volta ogni tanto.»

(Il medesimo discorso è applicabile alle imprese).

In fondo, leadership è proprio questo. Leadership non è sfoderare l’autorità della propria posizione, comandare, dirigere e dare ordini.

È condurre.

È guidare.

È essere un esempio, una guida che invita a dirigere lo sguardo laddove è necessario guardare e che altri scelgono di seguire

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Leadership esemplare


La leadership è una questione personale

Leadership significa essere il cambiamento che si vuol veder realizzato nel mondo e ispirare gli altri a fare altrettanto.

Infatti, come disse Paulo Cohelo, “il mondo cambia con il proprio esempio, non con la propria opinione.”

Non si tratta più dunque di considerare la leadership come un privilegio di quadri e dirigenti aziendali, e intesa come sviluppo delle proprie capacità di conduzione nel saper gestire i propri collaboratori, ma innanzi tutto si tratta di leadership personale.

RICORDA:

“Lo strumento di leadership più potente a tua disposizione è il tuo esempio.” John Wooden

Educazione  formazione  leadership


[EDUCAZIONE] La scuola deve essere rivista da capo a piedi

Negli ultimi anni il mondo è cambiato molto, e la forza lavoro nell’economia della conoscenza è radicalmente diversa se paragonata a quella di cinquant’anni fa.

Anche se quel che sto per dire non trova ancora la sua risonanza nei libri di management, nel modo in cui si insegna nelle scuole e nelle università (comprese le business schools), e nel modo in cui vari dipartimenti HR di molte organizzazioni tuttora funzionano, lo sviluppo delle potenzialità e delle doti di leadership di ogni singola persona è la conditio sine qua non del successo in questa nuova economia, ed anche il segreto-principe del vantaggio competitivo se è per questo.

Il lavoratore della conoscenza è qualitativamente diverso dalla forza lavoro di un tempo, meno specializzata e meno qualificata. Pertanto, la formazione che poteva andare bene un tempo, per andare poi a lavorare in fabbrica, non è più adeguata.

Nelle fabbriche ci lavorano oggi i robot; e sempre meno esseri umani fanno, e faranno, dei lavori che possono invece essere oggi automatizzati.

Aprire la conversazione sul tema scuola è oggi doveroso, soprattutto nei confronti dei nostri figli e delle nuove generazioni, ma anche per quanto concerne il business e l’economia in generale. È infatti inammissibile che i giovani, dopo svariati anni di formazione, si trovino ad essere catapultati in un mondo del lavoro al quale sono assolutamente impreparati.

Nella foto sotto siamo al parco Ciani, davanti al Liceo di Lugano e penso: a cosa serve la scuola oggi?

Molti giovanissimi stanno studiando per fare dei lavori che domani non ci saranno più (un recente studio, condotto all’Università di Oxford, stima che, a causa dell’effetto dell’automazione sull’occupazione, nel giro dei prossimi vent’anni, circa il 50% dei posti di lavoro sarà a rischio). Certo, ci saranno dei lavori nuovi… ma per questo la formazione attuale non è adeguata (beh, è anche vero che non esistono ancora! ;-)). MA, in ogni modo… già oggi… per quale motivo i ragazzi, finite le scuole, non hanno la benché minima preparazione nelle capacità e competenze che servono nella “vita reale”? Come può un giovane proporre la miglior versione di sé in ambito professionale ed offrire una straordinaria performance nel XXI secolo, se la sua formazione si è fermata alla preistoria? Come può una giovane donna, o un giovane uomo, realizzare il suo potenziale se la sua immaginazione creativa è stata letteralmente soffocata da un sistema bastato sulla memorizzazione di tonnellate di dati triviali, che vengono sistematicamente dimenticati dopo la prova d’esame?

La scuola deve essere rivista da capo a piedi, partendo dai bisogni e dall’unicità di ciascuna persona. La formazione va adeguata ai bisogni del ventunesimo secolo.

La formazione va adeguata ai bisogni del XXI secolo - Francesco Ferzini


Fake news come arma della persuasione: come difendersi?

Ieri sera sono stato alla conferenza tenutasi all’USI: “fake news come arma della persuasione, dalla Grande Guerra ad oggi.”

I due relatori esperti in materia, Pier Paolo Pedrini e Marcello Foa, hanno egregiamente illustrato come le armi della persuasione siano state utilizzate nel corso della storia, in modo particolare a partire dalla prima Guerra mondiale sino ai giorni nostri.

In buona sostanza, le fake news non sono una novità come neppure la volontà di manipolare l’opinione pubblica.

Oggi però, con la rivoluzione che c’è stata nel modo in cui comunichiamo, l’informazione viaggia molto più velocemente ed essendo il panorama mediatico altamente frammentato è diventato molto difficile stabilire la veridicità delle notizie, indipendentemente dalla fonte. E questo porta anche a dubitare della credibilità delle istituzioni e minare le basi della democrazia.

A tal riguardo, ritengo fondamentali un paio di considerazioni. Innanzi tutto, molto dipende da cosa intendiamo per democrazia. Il padrino delle pubbliche relazioni (o propaganda moderna), Edward Bernays, era convinto che l’elemento fondamentale della democrazia è quello di manipolare, con intento, le abitudini e le opinioni delle masse… e questa ideologia è stata calorosamente abbracciata dalle grandi aziende multinazionali nel secolo scorso… le stesse a cui la politica è oggi subordinata… dunque… il nocciolo del problema si trova molto ben radicato nelle profondità della struttura sociale in cui viviamo e lavoriamo.

Credo sia questa la premessa da cui dobbiamo partire per rispondere alla prima domanda che è stata posta ai due esperti dopo la conferenza: cosa dobbiamo fare noi, come difenderci dalle fake news (anche istituzionali, ovviamente)?

Personalmente, credo che dobbiamo chiarire una cosa importantissima: la propaganda moderna è intesa essere un sforzo deliberato e continuativo per creare o modellare gli eventi ed influenzare le relazioni del pubblico nei confronti di un’impresa, un’idea, un gruppo.

Noi tutti comunichiamo per influenzare. Noi tutti creiamo e formiamo le nostre opinioni grazie alle informazioni di cui ci nutriamo, e la qualità dell’informazione che riceviamo forma poi quel che chiamiamo pubblica opinione.

Come detto, dall’evangelizzazione dei popoli, al volantino, alla stampa, alla televisione, a internet, la propaganda è sempre esistita in varie forme. Oggi però, ci troviamo nell’obesità d’informazione. I (mass)media dominano sulle masse. La propaganda è sistematica.

Risulta davvero molto difficile stabilire la credibilità delle notizie, in quanto le stesse sono abilmente manipolate per far leva sulle nostre emozioni, sui nostri stati d’animo, e sul nostro sistema di credenze. Come su un palcoscenico, gli eventi sono creati e le circostanze diligentemente pianificate per dirigere il pensiero delle masse, e portarle dove si vuole.

Da una parte, sui social media e internet in generale si trova di tutto e di più, ma non dobbiamo sorvolare il fatto che, come ha sottolineato Marcello Foa nel suo intervento, il singolo blogger ha dei “limiti persuasivi” se paragonato alla propaganda istituzionale…

In qualsiasi modo, grazie allo sviluppo tecnologico l’informazione circola ad una velocità incredibile e oggi siamo decisamente più informati di 30 anni fa. Sino ad allora, i media tradizionali hanno sempre diretto e plasmato la pubblica opinione (e ancora oggi, alle nostre latitudini perlomeno, godono ancora di una certa influenza)…

Oggi siamo letteralmente bombardati da migliaia di contenuti persuasivi, quotidianamente, ed è diventato difficilissimo stabilire la credibilità delle fonti ma questo non è necessariamente un male. In relazione a ciò, è secondo me utile prendere in considerazione che televisione, giornali, radio sono degli strumenti della propaganda, che sono sempre serviti per comunicare alle masse disseminando informazioni controllate.

Dunque, dove sta il problema?

Il problema sta a monte, ma anche a valle. Il problema è che vi è una tendenza di fondo di manipolare il prossimo e allineare tutti ad un pensiero comunemente accettato. Ad un conformismo fasullo che soffoca la libera espressione e la trasparenza.

Molti addirittura suggeriscono di istituire un fantomatico Ministero della Verità, o miniver, in neolingua, che ricorda i libri di Orwell all’insegna degli slogan: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, e l’ignoranza è forza.

A parer mio, tutto questo è molto pericoloso.

Il controllo dell’informazione, il controllo del linguaggio in quel politicamente corretto che ben conosciamo, ed affini sono tutte tecniche volte ad un totalitarismo digitale e non che deve essere contrastato se vogliamo che ognuno continui ad avere il diritto di formarsi liberamente la propria opinione, esprimerla e diffonderla senza impedimenti.

In più, il fenomeno non è da considerarsi solo ed esclusivamente da un punto di vista “mediatico”. La storia stessa è stata censurata e se siamo sinceri con noi stessi dobbiamo ammettere che molto di ciò che crediamo di sapere… semplicemente non corrisponde a verità!

La nostra società, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo, si basa sulle menzogne. Il sistema in cui viviamo e lavoriamo è intriso di bugie. Un sistema di credenze altamente disfunzionale che continuiamo a nutrire attraverso la nostra scarsa volontà di mettere in discussione quello che crediamo di sapere.

Sì, oggi è difficile stabilire la veridicità delle informazioni, questo è vero ma non bisogna neppure correre il rischio di essere deprivati della libertà di pensiero e di espressione.

E secondo me è proprio qui che si trova la soluzione di tutti questi problemi con cui siamo confrontati oggi. La propaganda non riguarda solo i media, ma tutti gli aspetti della nostra vita a 365 gradi.

La società in cui viviamo oggi è state creata a suon di propaganda, e la sua tentacolare presa avvolge tutti gli ambiti che riguardano la nostra quotidianità: sociale, culturale, politico, economico.

Ma tutto parte però dal principio, dal fatto che viviamo in un mondo adultocentrico che non insegna ai bambini a pensare… ma a cosa pensare! È questo il punto critico, secondo me. Viviamo in una società di persone che non sono dotate di pensiero critico e indipendente. L’immaginazione creativa è stata soffocata già durante l’infanzia, in famiglia e sui banchi di scuola. La volontà personale, barbaramente trucidata. Audacia, coraggio, leadership… tutte qualità che sono fondamentali nella società in cui viviamo oggi, sostituite da un’autorità che impone obbedienza e docile remissività. Un sistema che vede la straordinarietà con sospetto. Il fuori del comune come eretico.

Se vogliamo veramente cambiare, è all’educazione, alla formazione, dei bambini e dei giovani che dobbiamo guardare. Per quanto concerne noialtri, un po’ più in avanti con gli anni, è invece fondamentale essere disposti a mettere in discussione tutto ciò che crediamo di sapere, dall’alto del nostro piedistallo della conoscenza… perché in realtà sappiamo ben poco.

Dunque: 1. mettere in discussione il nostro sistema di credenze e 2. più concretamente, per quanto riguarda le fake news essere molto attenti e curare la qualità delle informazioni di cui ci si nutre e portare lo sguardo soprattutto su coloro che puntano il dito contro chi si pone delle legittime domande e su chi cerca di smorzare la conversazione gridando alla bufala (perché spesso sono proprio quelli che hanno qualcosa da nascondere). Oltre a ciò, alcuni consigli sono ovviamente di ricercare accuratamente e approfonditamente le tematiche di proprio interesse, portare particolare attenzione su coloro che usano una retorica prepotente, che professano di demistificare miti che invece miti non sono, e soprattutto che attaccano persone e enti, piuttosto che concentrarsi sui fatti.

La responsabilità è del tutto individuale ed in questa era dell’informazione e della conoscenza l’ignoranza non è più ammessa.

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[LEADERSHIP] I bambini sanno quello di cui hanno bisogno

I bambini non sono una tabula rasa, come erroneamente professa il pensiero freudiano.

Non sono un vuoto da riempire con le nozioni della cultura dominante.

Ogni bambino è unico e irripetibile e nasce già con un bagaglio di doni e talenti straordinari. 


Varie ricerche in ambito psicologico hanno dimostrato che se la libera espressione del bambino non è soffocata, e può scegliere in base al libero arbitrio, sceglierà quel che è meglio per lui.

I bambini sanno quello di cui hanno bisogno.

Sta a noi imparare a comprendere i loro bisogni, senza giocoforza dover imporre la nostra volontà (e dunque mettendo i loro bisogni davanti alla comune visione adultocentrica del mondo... e sopratutto al proprio egoismo).

PS. "Ci preoccupiamo di ciò che un bambino diventerà domani, ma ci dimentichiamo che lui è qualcuno oggi." Stacia Tauscher.

K


Ogni bambino è un artista e un leader

“Ogni bambino è un artista. Il problema è poi come rimanerlo quando si cresce”, pare abbia detto Pablo Picasso.

Qualcuno ha già provato a rispondere a questo dilemma. Credo fosse John Lennon, il quale disse: “ogni bambino è un artista, finché qualcuno gli dice che non lo è.”

In effetti, i bambini sono tutti dei sognatori…

Da bambini… l’orizzonte è pieno di opportunità. Tutto è possibile…

Io penso questo: ogni bambino è un artista e un leader. Noi tutti siamo stati bambini. Noi tutti avevamo dei sogni. Ma poi, crescendo, è successo qualcosa: abbiamo abbracciato le paure, i dubbi, i limiti, i tabù del mondo intorno a noi… Abbiamo iniziato a credere all’impossibile… e trasformarlo in una verità assoluta.

“Non puoi essere tu il Michelangelo della tua vita”, ci viene detto.

“Non puoi fare quello che vuoi.”

“Non sei abbastanza brava/bravo.”

“Non hai talento.”

“Non sei capace.”

Direttamente, o indirettamente, molti di questi messaggi sono riusciti a penetrare in noi e, come dei semi hanno messo le loro radici e sono cresciuti trasformandosi in credenze e convinzioni limitanti. Abbiamo così iniziato a seguire una strada che non era la nostra, a mantenere un profilo basso, a fare ciò che era considerato più pratico invece che inseguire i nostri sogni... Insomma, abbiamo accettato degli sconvenienti compromessi e ci siamo svenduti alla mediocrità.

Ma è normale tutto questo? Come mai da bambini eravamo degli artisti e dei leader e il “mondo dei grandi” è invece sovraffollato di mediocrità e followers?

A questo punto, credo che dobbiamo aprire una piccola parentesi e delineare meglio il significato di artista e leader.

Con il termine artista non intendo un pittore, o un musicista. Artista è chiunque crea, e tutti noi siamo dei creatori. Arte è utilizzare i propri doni e talenti per fare qualcosa di straordinario, indipendentemente dalla propria attività.

L’arte non è da relegare ai poeti. Artista è il contabile appassionato dei numeri, il grafico, il PR, lo scrittore, l'idraulico, il muratore, l’Amministratore Delegato, il manager che hanno per mestiere la propria passione. Chiunque s’impegna a mettere la sua forza creativa, la sua passione, il suo ingegno nel suo lavoro (che è l’impiego della propria energia per raggiungere uno scopo determinato).

La leadership invece, al contrario di ciò che professa il pensiero comune, non è un privilegio di pochi. È una responsabilità di tutti. È essere il cambiamento che si vuole vedere realizzato nel mondo e ispirare gli altri a fare altrettanto.

Dunque, sintetizzando, potremmo dire che artista e leader insieme creano cambiamento.

Ed è proprio questo il punto.

Ognuno di noi nasce con dei doni e talenti straordinari e noi tutti siamo venuti al mondo per realizzare le nostre potenzialità. Prova a pensarci… Immagina se ognuno di noi… ma proprio tutti noi: praticamente 9 miliardi di persone!… fossimo impegnati nell’offrire al mondo la miglior versione di noi stessi…

…se noi tutti donassimo al mondo nient’altro che il meglio che abbiamo da offrire…

Vivremmo in un mondo decisamente diverso, no?

Quel che sto cercando di dire è che un mondo così, dove tutti vivono una vita intenzionale e ispirata dalla propria vocazione è possibile. È però fondamentale cambiare qualcosa nella nostra cultura. Il vero cambiamento deriva da un cambiamento nella cultura e io credo fermamente sia fondamentale intervenire da un lato educativo e formativo per cambiare la storia del mondo e permettere ai bambini di essere e divenire ciò che sono… non soffocare, reprimere, opprimere la loro libera espressione in un processo di massificazione che depriva loro della loro vitalità, immaginazione creativa, volontà, gioia di vivere (NB. è proprio questo che crea sofferenza, separazione, e ogni deviazione possibile dalla nostra vera natura).

Per questo ritengo che tutte le teorie dell’esperienza umana vadano completamente riviste, a partire dal concepimento.

Non possiamo pensare di andare avanti ed evolvere verso un mondo migliore se continuiamo a basarci su una psicologia e pedagogia decisamente vecchie, il cui scopo è livellare la coscienza sulle basi di una visione pessimista e deterministica dell’essere umano… e non certamente quello di sviluppare le potenzialità latenti in ognuno di noi.

Scrisse molto bene Otto Rank, psicoanalista e un tempo collega di Freud, nel suo libro Essere felici: la forza creativa della volontà:

"L'individuo deve, cioè, divenire da sé quello che è, e non trasformarsi, come accade nell'educazione e nella terapia psicoanalitica, in un buon cittadino che accetta senza obiezioni l'ideale generale, deprivato di una propria volontà personale. Questo, infatti, è lo scopo dichiarato della cura pedagogica di Adler: livellare, pareggiare. Prinzhorn ha, dal canto suo, scoperto un intento analogo, sebbene non apertamente ammesso, in Freud: la psicoanalisi si presenta come rivoluzionaria, ma in realtà è conservatrice. Chi comprende anche solo minimamente la psicologia della volontà sa che un simile conservatorismo è il mezzo migliore per produrre rivoluzionari e uomini di volontà, che però sono spinti nella nevrosi non appena intendono far valere la propria volontà. L'individuo che soffre della repressione pedagogica, sociale e morale della volontà deve assolutamente imparare di nuovo a volere. L'uomo deve diventare quello che è, lo deve volere e realizzare da sé, senza costrizione o giustificazioni e senza il bisogno di addossare ad altri la responsabilità."

C’è bisogno di qualcosa di veramente nuovo.

Di artisti.

Di leaders.

PS. la foto è di quest’anno ma non di oggi, anche se mentre scrivo queste righe prima dell’alba, K. sta dormendo nel marsupio in braccio a me (stanotte è andata meglio di ieri… diana alle 3:30 ;-)). L’opera d’arte è un regalo molto prezioso che mi ha donato (con l’aiuto della mamma!) per il mio compleanno, a marzo. Una cosa è certa. Indipendentemente da ogni cosa, io non dirò mai a un bambino che non è un artista/leader. Ogni bambino lo è.

Francy K

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